alba

Mi riempio di te. Completa. Inerme. Avvolta nelle tue braccia. Rimango accecata dal tuo febbrile calore, rimango a terra al tuo vibrare incosistente. Galleggi nel cielo, e oltre hai mare. Oltre hai mare. Portàle verso un’altra dimensione, e prima cemento. Chi non ti guarda, ha cemento, pece nel cuore, chi non ti guarda disprezza la bellezza. Sei immensa, riscaldi il mio corpo e lo sguardo rimane gelato, congelato a guardarti. Raggi come mani emanate da cuore egoista. Amo questo cuore egoista.

Inviato da iPhone

reliquie

Esiste un istante, quando le note dopo aver preso respiro, sputano fuori un solenne principio, quello è l’istante in cui assoporo ricordi. L’udito, la voce, gli strumenti, creano movimento e distinguono i ricordi. Esiste questo istante, in cui lo stomaco si ritira, prosciuga, e gli occhi guardano oltre il normale. Guardano dentro. Si affacciano nella segreta caverna degli antichi momenti. Reliquie, momenti, ricordi, è questo il tessuto che ci forma, e un odore, una canzone, un’immagine ci ricatapulta in tutto questo; navighiamo in una fitta tela, intessuta di vita. Questo contatto dell’esterno, che come morza, strattona l’interno, genera sensazione fisica. Non voglio usare articoli, lo specifico ci limita, il generico ci affonda. Ma affondiamo in memorie dipinte, riflesse su emozioni che solo dopo sono comprese. Questo stimolo mi appanna la vista, la mente, e l’anima schizza fino a negarmi il fiato. Si, questo fanno le memorie inattese, tornano a galla dopo un profondo riposo, e spezzano il fiato.

Sei parassita

Vorrei non sentire piu quel profumo; quel profumo che rivendica i tempi passati, che non rinnega i vecchi ricordi, annebbiati da fumo di sigaretta, baci e tavoli da bar. Non mi sfugge quel profumo così distante da sembrare figura, e così vicino da sembrare tangibile. Quel profumo di trucchi, di candida cipria come la tua pelle, che sembra cullare i miei istanti. Vorrei che smettesse, che come ombra la mia luce lo espugnasse, ma invece, come parassita, mi incatena nella sua scia. Si, sei parassita, mi avvolgi come serpente, succhi la mia linfa attaccando alla radice: il mio cuore. I ricordi non si smuovono, e il parassita regala loro sostanza, senza sosta. Regala loro sostanza, avvinghiandosi sempre più all’aria del mio passato, agli occhi del mio presente, alle mani del mio futuro. Ferisce ogni parte di me; demolisce il mio amore ramificando le sue squallide mani. Parassita vai via, via dai miei occhi, dalle mie mani incancrenite e pietrificate, dalla mia bocca che altro non vuole, se non urlare di più.

Cavi elettrici

E piano calavano le goccie. E da lontano quel pianto divino mirava dritto alla pietra. Una colorolla nero scuro marchiava il cemento, piccole immateriali macchie coloravano ogni cosa. Il mio sguardo si assopiva, annebbiato e contuso da quel ritmo imperituro. Continuavo a guardare, e a ogni goccia una parte di me si smembrava, si offriva a quella inanimata inconsistenza. Confusa rimasi, da quel ticchettio impercettibile e stridente, come il ronziò dei cavi elettrici. Niente c’era piu, io e il pianto celeste ci congiungevamo, in un fitto respiro, in un molle corpo squagliato dalla delicatezza del suono stesso. Del ticchettio stesso. Pareva non importare alla pioggia, che il suo dolore fosse cosi manifesto, e pareva io solo comprenderla, come fosse essa con dio, i più soli al mondo.

Vaso di lacrime

Vaso di lacrime
Schiacciato da rancori
Di ghiaccio
Infranto
sostenuto
Da vuote parole.
Si squaglia
Al tuo tatto,
Al tuo bacio
Colmo di domande
Stridenti.
Franano
Le speranze 
Di tempi passati,
E le tue lacrime
E le tue parole.
Di Pandora era
Il vaso,
E la speranza
Moriva per ultima
Ramificata nel fondo.
Sola non era,
Con lei
C’ero io
Sconfinata in
Fitte pareti
Di fango,
Della terra 
Più sporca,
Di fame
Di
Me.

ruggine

La complessita è destinata a distruggersi; cio che è o è reso complesso è predestinato a sciogliersi. Un cavallo invecchia, ma rimane pur sempre lo stesso, con il pelo piu rado o canuto, ma il cambiamento che subisce non si puo rapportare alla trasformazione che subisce un uomo quando invecchia. Perche l’uomo, in quanto macchina complessa, ha come unico destino quello di mutare, rompersi, crollare, deformarsi. A questo punto mi viene da giustificare l’uomo, e la sua ossessione per l’estetica, e il suo terrore di invecchiare: il paragone con il resto della natura è troppo forte da affrontare. L’uomo comprende di essere grande, ma di essere costretto a invecchiare, e di non poter fare niente a tal proposito. Inoltre la consapevolezza che solo la creazione umana, solo cio che egli costruisce con le sue mani è anch’esso destinato ad alimentare la vecchiaia, a decollare verso la distruzione, insomma ad arrugginire, questo è simbolo dell’estrema solitudine in cui viviamo. E se l’uomo arrugginisce come i suoi palazzi, le sue macchine e le sue parole, allora comprende il suo limite. E impazzire è il minimo. Materialmente invecchiare corrisponde a finire. Morire corrisponde ad arrugginire. L’uomo corroso dagli anni si autodistrugge, implode nelle sue convinzioni, e nonostante i suoi sforzi per rimanere in piedi, è destinato a cadere, proprio come i suoi palazzi, le sue macchine e le sue parole.

ritrovata luce

Se penso alla mia consolazione nel trovarti, o nel ritrovarti, credo. Quello che sei non ci contraddistingue, non divide ne ci assomiglia, siamo le stelle della stessa costellazione, siamo gli atomi della stessa materia, eppure così distanti da non conoscerci affatto. Se brilli non lo vedevo, illusa del fatto che fosse un’altra stella, che fosse riflesso. Ma ti sei avvicinato, e mi è stato chiaro quanto fosse la tua luce immensa. Le esperienze, la comprensione, l’individualità perduta che ci accomuna, mi porta alla deriva; tu tanto diverso da me, ma al contempo intuito. Ci eravamo cercati per giorni, e la luce accecava, così i nostri pensieri ci hanno ingoiato. Capisco una ragione sola: annego nel tuo pensiero, nel presentimento che qualcosa possa avvenire, nel desiderare di toccare le tue mani delicate. Che possa sentirmi al sicuro, con il tuo solo annuirmi, perchè sai di che parlo. Che possa io condividere con te la mia parte di cuore più grande.

a C.

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