è n’iliade

Si tramuti in rabbia questo grido che in cancrena progredisce dalla gola al petto; perchè cose fuori dal mio controllo avvengono, corrono nel lungo filo della mia vita, dannata vita, accerchiata da combattivi affanni.

Parono assalirmi sti soldati de fero, sembrano accecarmi de nube fredda quando s’appropinquano contro de me, me triturano e budella. Cosi è facile, so partita persa in partenza, sconfitta senza manco avecce combattuto su sto campo, essiccato, arido che brucia, de materiale grezzo. E sti cazzi me dicono quell’omini luminosi lassù, beati nella loro tracotanza, e anzi se la ridono perche n’omina come Chiara così avviluppata nei sui problemi non s’era mai vista. E manco poi imprecà o prendettela co loro, perchè poi glie rode, poi glie brucia, e a forgore der comandante comincia annà a intermittenza, e guai se se ariva a sta situazione; gravi so le implicazioni, sapessi!
e ce sta il rischio che Chiara, st’omuncola de facili contaminazioni e deboli confini, esondi come er bionno. E se esonda questo si ch’è n’danno, perchè è n’buco nero quello che l’assale. E poco ce manca che da n’piedi arivi pe tera, come se glie piasse na sincope, come se cominciasse a non vedè più sto mondo dar basso, ma dall’alto, con l’amici sui luminosi.