carne e radici

É un fastidio che sento perche mi sento inadeguata con me stessa. Provo vergogna, espello brandelli di carne sofferta.

Vuoto spettrale in un’inquietudine di ferro. Un cuore soffice cerca riparo in una cittá di spilli. E mordace, vorace é la morza degli aghi cristallini. Le gambe si trascinano mentre scorre un resto fatto di carne, macerie e spazi vuoti. La voce sospira quando zefiro si dimena, quando un soffio leggero graffia e trasforma. E rimanere impassibili di fronte lo sguardo del mondo pare impossibile. Nascere é sancire un patto con la terra, e amare é profanarla. Vivere é vendere la propria anima alla terra, e morire é concedersi ad essa. Cosa di piú bello se non il silenzioso canto di una carne che si disgrega e riaggrega con il proprio diavolo? Cosa di piú sacro se non permettere alle nostre lacrime di toccare terra e far crescere radici invisibili? E Allora no, amare e amare ancora é il piu terribile dei tradimenti.

ceca siccità

Le gambe rimangono deboli, il pensiero va altrove, sembra che esso sia morto, invece é solo troppo veloce per distinguere ogni singolo fotogramma. La bocca rimane impastata, troppo stanco è il pensiero e invade una disarmonia generale. Una distrazione che porta alla cecitá, perché cerco, ma non vedo niente se non te. Te che non vedi altro che malinconia e abbandono; che come se guardassi il fondo di un bicchiere, deluso, capisci che é rimasto vuoto. E per quanto possa io colmarlo, cercare di colmarlo, so bene che sulle mani mi rimane solo sabbia. Indistinta, ruvida che quasi mi ferisce, perche tutto vorrei avere, tranne che il simbolo della siccitá. Vorrei tanto che prima di prendere sonno e al mattino, il tuo pensiero invadente mi desse leggerezza e sollievo, con la consapevolezza d’amarti solo io, senza troppe domande; ma Chiara ha sempre saputo che amore é varcare una ferita, ed espanderla sempre piu fino a che non si affacci all’infinito.

vestita di nero

Dammi cinque minuti, solo cinque, per appassire in pace. Per stordirmi le orecchie e non vedere più l’orrore che rifletto; aspetta solo un momento, che svuoti il serbatoio delle mie lacrime e ricominci a sopravvivere. Cresce un silenzio mentre cova la riflessione, l’idea che mai più bene potrò stare . Colori spenti, sapori acidi cercano con foga di divorarmi le giornate. Il tempo che vola via, e rimani aggrappato solo all’umore, che come cavaliere nero, conduce i tuoi giorni. E delirare o tacere ha lo stesso significato. Quasi meglio un dolore riconosciuto, visibile che un immobilismo taciturno e taciuto. Tutto è di pietra e muore il desiderio. Muore la gioia già rara.
Solo approssimative parole e una debole lingua. Chiedo aiuto a tutta la Chiara che è in me, che risalga da cattive acque, da immotivate tenebre.
Ho l’amore accanto e non lo vedo. Sembro bramarlo con forza, ma sentirlo bisbigliare lontano. La pelle è diventata fredda e inodore. Sento soltanto spine corrodermi la schiena e uscirne nere lacrime.

firmamento d’amore

Esiste un margine, una sottile linea sospesa, tra sobrietà ed ebrezza, lacrime e pianto, sorriso e ilarità. l’amore è in bilico tra queste due forze, è quella smorfia sulla bocca che tramuta sorrisi in vaghe risate. L’ho creduto spazio bianco fra le righe d’uno spartito, l’ho guardato e vedevo invisibile acqua gelata, ho pianto convinta che le lacrime ne fossero il riflesso. Ma cercare definizioni d’amore è profanarlo: Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia.
che dell’amore si dica che si manifesta presuppone la sua esistenza; amore non esiste, non cammina, non respira, non urla, non dice. amore è, aleggia come cosa inanimata, ma che anima tutte le cose; amore non è, non si tocca, ma tocca e fa anche tanto male. Amore è in solitudine e con fare mortificato solleva dagli affanni più gravi. amore non è desiderio di procurare il suo bene, ma la sua totale completezza, la sua invisibile ma troppo evidente perfezione, è riempirlo di te con tutti i mezzi possibili, con l’inconsapevole rischio che affoghi; e allora non gli si procura più il Bene, ma il male, la propria frustrazione nell’avvertire il limite imposto dai corpi, o ancora lo strazio fino a un pensato delirio per quel senso di insufficienza che ramifica e stritola.
e che con l’amore si cerchi la compagnia dell’altro è come mangiare e rimanere digiuni. non si tratta di compagnia, ma collisione. e talvolta tale è l’amore che isola, ingloba, che rimanere in silenzio è inevitabile perchè esso ci spinge fuori da noi; la carne diventa l’ultimo confine rimasto, prima d’evaporare. l’amore fa cessare l’introspezione, alterandola fino al proprio annullamento; amore è introspezione in due, è stare nudi vestiti, è toccarsi guardandosi, è l’unica sottile linea sospesa tra l’esser morente e morto.