solo amore

É un amore che a volte fa tanto male. E nasce dalla mia incompatibilitá con la spensieratezza. Più la cerco, piú non c’é. Amo perché credo che sia come una filo,lo tiri e ancora non si spezza. Amo perché sacrificherei me per avere, vedere, rendere felice te. Amo perché nel buio che c’é, da tempo si é accesa una luce. Ma tremendo é il pensiero che prima o poi il filo si spezzi, e che un’altra persona sará impegnata a pensarti, a toccarti, ad esprimerti l’amore tutto suo; e a ricevere le tue carezze, quelle che credo ora siano tutte mie, ad aspettare i tuoi baci, quelli che ora ricevo solo io. Ti chiederá e tu darai, si concederá e tu le regalerai il suo amore,come ora stai facendo con me. Su di me. Per me. E amo perché se ti penso, piango, perché di tenerti la mano non mi stanco mai. Mi inebrio dei tuoi sguardi, quelli che ti rubo nei tuoi momenti di intimitá; Quegli attimi con te stesso, nei gesti quotidiani, dolcissimi. E sapere come mangi, come dormi, come sai cucinare o guidare una macchina, pensarti e poterti immaginare mentre vivi la normalitá, é la più potente intima idea al mondo. Nel mio mondo. E essere consapevole di averlo scoperto, di averti guardato, e che mai potró dimenticare la tua semplicitá, é un ricordo che mi terrá sempre caldo. E che qualcun altra persona conoscerá la tua nuova quotidianitá, questo pensiero é come profanare e svincolare il nostro legame. Doloroso pensiero. Sapere che affronterá e tangibilmente toccherá la tua vita, mi lascia con il nodo alla gola. Amore sai, c’é ed é anche mancanza, perchè se non ti ho, ti penso, e se ti ho, voglio vedere piú a fondo. Amoremio che é cosi un limite dirlo, perchè ti direi altre milioni di cose. E quindi amore non é solo mancanza, é consapevolezza del limite, dei nostri corpi, del nostro tempo, del nostro spazio. É esigenza di contrasti, tra parole e silenzio, personale distacco e abbracci infiniti. É un amore che a volte fa tanto male, perché ho gli spilli nel cuore, un’ingordigia d’amore, un forte sapore.

semplice

Ti berrei come fossi acqua, ti toccherei come fossi la mia pelle, ti parlerei come mi parla la mia coscienza. Forse fai di più, srotolando dalla grigia confusioni i miei pensieri, concedendo loro argomento unico. Ti scriverei come fossi tu, l’inchiostro della penna, smetterei di sentirti, come non sento il mio respiro. Mi avvolgerei quindi con più coperte, sapendo di dover tenere caldo te, di doverci tenere caldo in due, e mi guarderei più allo specchio, sapendo di guardare in faccia te. Mi proteggerei di più, evitando in ogni modo di ammalarti, e mi amerei fino alle punta delle dita sapendo che anche lí, ci sei tu. Sei presenza, come vivo tepore.

Non é vero che non mi sarei fiondata da te. Non é vero che non avrei desiderato altro se non stare con te. Volare. Correre. Smagnetizzarmi. Ma un aspetto di me a volte prende il sopravvento, un aspetto tanto malvagio quanto cattivo, ingordo, famelico. Ingordo di Chiara tutta, famelico anche di fatto. Esiste un aspetto di Chiara tutto invidioso, che odia essere guardato, ed ama solo nell’oscuritá. Chiedo aiuto e a volte riesco a sconfiggere il brutto mostro, ma poi torna, e se sono vulnerabile, mi assorbe. Mi lascio mangiare. É un aspetto che quando arriva e lo lascio camminare tra le mie viscere, prende il sopravvento, e mi costringe irremovibile. Non mi muovo. Mi dice non ti muovere. Vedo nero e provo solo vergogna. Posso ammettere un errore così grande? Uno schifo così invadente che impiastrerebbe anche le tue mani. Ho paura. Di dire. Di negare. Di guardare. Di mangiare. Eppure amo privarmene, darmi disciplina e sentirmi piena quando invece sono tutta vuota. E odio, quando arriva il mostro, a coprire i pensieri di schifo commestibile. Più ti rendi conto del perfetto circolo vizioso, più ti perdi nelle acque. E l’uomo sa, che sott’acqua non c’é respiro. Che é un fiato alternato a milioni attimi di apnea. E ora sono quì, a cercare il coraggio anche solo di digitare queste lettere, per la vergogna, per il malessere fisico che provo tutta. E ora sono quì, ad aspettare il tempo che ti serve per levare la Frustrazione; e più il tempo passa piú sento che il mio egoismo é stato irrompente; evidente; come lama tagliente. E piú sento che questa Chiara malata ha vinto, ha raggiunto il suo fatale obiettivo. E vedo di non poter tornare più indietro, perchè mi priveró ancora, e ancora inghiottiró roba quando non avró ammesso tutti i miei pensieri. Ma pesano. Sono brutti. E sono talmente sciocca, che non riesco a tenerli tutti, e serve una valvola di sfogo. Vorrei arrugginisse questa valvola, che non si aprisse piú, e a costo del mio silenzio, eviterei la vergogna. Non dovrei piú svegliarmi la mattina insudiciata, quasi violata . Non dovrei più avere paura di rimedi sbagliati o di una qualsiasi definizione che mi etichetti come malata. Ho solo paura che questo mi porti via tutto, come ha già portato via una parte di me.

solo a metà

Mi ferisce il fatto che tu non possa rinunciare alle tue cose, mentre io non do’ loro nemmeno una possibilitá. MI ferisce la seconda constatazione, non la prima. Mi ferisce e anzi mi ferisco da sola, pensando al tempo che scorre notevole, e che io rimango ferma a guardare; ad aspettare. Sopraggiunge un grande sconforto, perchè tu finirai quando io me ne andró, e non potró godermi il C. felice e spensierato che desidero tanto. Non potró sapere cosa farai e guardarti nella tua serena estate. Mi sembra un susseguirsi di pensieri, che mi rodono dentro, del nostro agosto, della tua partenza per Roma e l’universitá, per il tuo nuovo ambiente di cui non faró parte. Vedo e vedró infrangersi la tua abitudine, per una tua nuova libertá di cui non potró godere e da cui mi sentiró esclusa. Io qui, tu lì. E ho sempre sofferto di abbandono a me stessa e della sindrome del “messa da parte”, e con questo non intendo dire che lo farai, ma piuttosto che inevitabilmente mi sentiró cosí. Quest’estate é come la primizia, di un’acerbo inverno fatto per me di attese e poche novitá, per te di uno florido, fatto di emancipazione e colore. Per un anno interno, per ora e in seguito, ho voluto solo una cosa, te, e il resto é stato ed é resto, sono residui di spiacevolezze e corollari grigi che ho messo da parte. Ho desiderato solo te, e tutto quanto il seguito, fatto di persone o cose, é accaduto e lo ho sorbito sulla mia pelle. Non voglio sentirmi dire che devo cambiare, che é tempo di esserci davvero, di sentire la mia felicitá, perchè non ho pentimento di cio’ che é stato fatto, ho solo dolore di cio’ che avverrá. E non posso guardare. E saró forte abbastanza per viverlo, per continuare, ma non posso negare, che ci saró solo a metá.