vita vile

Cuore di brina
Impronunciato
Sapore
Di lagna,
S’infiamma,
E come sciame
D’api
Costringe
Il respiro
In ginocchio,
Affranto,
S’avvampa,
A ingoiare terra
Masticata
Da carne
E cieco,
S’inganna,
Il destino
Degli occhi
Di mirare
Soltanto
Lontano
L’amara menzogna.

stracci

Vivo avvilita circondata da stracci. Smunti consunti non procedono avanti, ma restano fermi. Restano indietro. Statici stracci la cui anima grezza mi consuma. Mi affievolisce. Per mio breve e illusorio diletto preferisco aleggiare, sospendere il mio folto giudizio, e permettere a me, proprio me, giusto un sottile passo, per non sentirmi troppo avanti in compagnia degli stracci. Ma quando senza giudizio mi limito il passo, decellero il mio spirito, credendo cosi di rimanere in piedi e non inciampare, il terreno mi si fa fossa, travalica le mie gambe tese. E minacciando lacrime amare, il mio grido diviene silenzioso, e pur di non affogare sotto terra, mi lego e indosso gli stracci, fino a soffocare.

a scapito

Comincio a somatizzare il male con cali di pressione, sbalzi di malumore. Aumenta la suggestione e scorre sangue bianco nelle vene. Tutto questo non mi piace. La gente che vedo, che mi affianca, mi sfianca, annulla ogni mio pensiero semplice. Immondo e disumano é il mio mondo, piu rotondo di un precipizio, fitto di inabissati spigoli. Non mi raggiunge e non si sfoga alcun pensiero, che con silenziosi brividi mi pizzica, ma senza nemmeno l’audacia di divenir prurito. La mia gente é prurito, inutile puntura che non si rimargina. E il mio cuore pizzica, prude e rimargina, a scapito di fittissime lacrime.