edera

Perchè non congeda
L’astio di una eterna
Solitudine
Appesa
Nelle virili chiome
Di attese indorate,
Perchè
non celebra
Il dolore pachiderma
Nell’oltreoceano
Di speranze
E inferno
È ricadere nel pianto
Nell’ammutire abbruttito
Quando fuori
È primavera.
Rigoglioso è l’estratto
Di un vita
Mal spesa
A ricamare nel pianto
A rifuggire
Nell’edera lesa.

Nasce l’infamia
Dal ventre materno
Sputare nel piatto
I tuoi baci

Sono polvere

arresa

Di ghisa.

Stride un respiro
Raccolgo
Il sorriso
D’inferno
I ricordi
Piú acerbi.
Sepolto
Il tuo passo
Nelle membra
Digiune
Trovarsi
È smarrirsi
Leggeri.

EXIT

È cingersi
fra i morbidi corpi
Coronare di spilli
I pori con aromi
Profondi,
È sospendere
il piano di fuga
la porta d’uscita
Dalle vane attese
Appestate.
I solchi del volgo
Così lapidari
Da inorridire
I maschi sentimenti
E volgere
E tornare
Nelle scale
Del divino amore
E volgere
E tornare
Nell bile
D’un eterno stare.
Taciute cortesie
Del tormento
Infliggi
Coltellate
E serpenti
I fumi
Del pensiero
più lento.