Non é vero che non mi sarei fiondata da te. Non é vero che non avrei desiderato altro se non stare con te. Volare. Correre. Smagnetizzarmi. Ma un aspetto di me a volte prende il sopravvento, un aspetto tanto malvagio quanto cattivo, ingordo, famelico. Ingordo di Chiara tutta, famelico anche di fatto. Esiste un aspetto di Chiara tutto invidioso, che odia essere guardato, ed ama solo nell’oscuritá. Chiedo aiuto e a volte riesco a sconfiggere il brutto mostro, ma poi torna, e se sono vulnerabile, mi assorbe. Mi lascio mangiare. É un aspetto che quando arriva e lo lascio camminare tra le mie viscere, prende il sopravvento, e mi costringe irremovibile. Non mi muovo. Mi dice non ti muovere. Vedo nero e provo solo vergogna. Posso ammettere un errore così grande? Uno schifo così invadente che impiastrerebbe anche le tue mani. Ho paura. Di dire. Di negare. Di guardare. Di mangiare. Eppure amo privarmene, darmi disciplina e sentirmi piena quando invece sono tutta vuota. E odio, quando arriva il mostro, a coprire i pensieri di schifo commestibile. Più ti rendi conto del perfetto circolo vizioso, più ti perdi nelle acque. E l’uomo sa, che sott’acqua non c’é respiro. Che é un fiato alternato a milioni attimi di apnea. E ora sono quì, a cercare il coraggio anche solo di digitare queste lettere, per la vergogna, per il malessere fisico che provo tutta. E ora sono quì, ad aspettare il tempo che ti serve per levare la Frustrazione; e più il tempo passa piú sento che il mio egoismo é stato irrompente; evidente; come lama tagliente. E piú sento che questa Chiara malata ha vinto, ha raggiunto il suo fatale obiettivo. E vedo di non poter tornare più indietro, perchè mi priveró ancora, e ancora inghiottiró roba quando non avró ammesso tutti i miei pensieri. Ma pesano. Sono brutti. E sono talmente sciocca, che non riesco a tenerli tutti, e serve una valvola di sfogo. Vorrei arrugginisse questa valvola, che non si aprisse piú, e a costo del mio silenzio, eviterei la vergogna. Non dovrei piú svegliarmi la mattina insudiciata, quasi violata . Non dovrei più avere paura di rimedi sbagliati o di una qualsiasi definizione che mi etichetti come malata. Ho solo paura che questo mi porti via tutto, come ha già portato via una parte di me.

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