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muore il sole d’estate

Un’improvvisa glaciazione. ti coglie, senza provviste senza preavviso, e congela tutto quello che trova, tutto quello che c’è. Tutto quello che c’era era quel sole che preannuncia l’estate, che con i suoi raggi e colori cominciava a scaldare la pelle, che silenziosamente avanzava rendendo tutto più arido, più secco. Quello che c’era era bello, era la tipica e tangibile aspettativa che tutto stava per cambiare, allo stesso modo ma in maniera diversa, un nuovo e altro sole stava per scaldare nuovamente ogni cosa. E la tempesta, quella maledetta turbine di dolore, nessuno se l’aspetta, e mangia divora inghiotte mano a mano tutti quegli attimi di meravigliosa e fiorita speranza che si erano accumulati. Quel freddo che indebolisce e ramifica come demone fino alle ossa; e tutto il lavoro del sole sprecato, morto, sepolto insieme alla cenere di quella calda speranza che naturalmente era germogliata. Nessun intelletto, nessuna ragione o razionale domanda, possono dare spiegazione a questa violenta calamità. E pervade il dolore ogni cosa, si espande come vento infernale, fiorisce, ghiaccia le lacrime e gela lo stomaco. Ancora di più annebbia l’istinto, ammutolisce qualsiasi percezione; e senza più intelletto, senza più istinto, all’uomo non rimane niente, se non il silenzio. Ma questo appare a tutti arma tagliente, inadeguato e indisponente; serve una dannata spiegazione, una maledetta e impersonale soluzione, come responso divino, è umanamente necessaria; ma è al contrario umanamente giustificato e naturale, quel morto silenzio, di cui tutti si vestono perchè non trovano altra reazione possibile; umana possibile. Si interrompe allora la vita, i minuti diventano imperdonabili ore di morte celebrale, e la costernazione invade anche il cemento. Altri rispondono con misere lacrime, futili agli occhi del dannato, del condannato al dolore, del morto che cammina. Non vi sono risposte a quell’immenso strazio di una notizia impossibile, di un concetto impensabile, di quella ipotesi tanto lontana da essere intangibile. Quell’indesiderata notizia, che azzera un resto già inutile, rendendolo ancora più futile. L’assassinio del resto ci fu in un gramo istante e questo per far posto ad un immenso colossale gigantesco enorme dolore. Una notizia con la quale il mondo continua a girare, a non scompigliarsi i capelli, a sentirsi più forte, più grande, più vicino alla vittoria. Ma una parte di questo mondo, una miserrima e minuscola frazione, muore e muore per sempre, invasa da dolore perenne, tanto da rimanere impalpabile. nel mondo qualcuno rimane in silenzio, rapito da folle male, rimane morente, galleggiando tra parole con nessuna sorgente e alcuna foce.